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E' possibile acquistare i libri contattando il Museo Regionale dell’Emigrazione.
e-mail: info@emigrazione.it - tel./fax: 075 - 9142445


MUSEO DIDATTICA


PAOLA DUCATO

PAOLA DUCATO
1 – Immagini di migrazioni
Laboratorio Didattico attraverso il cinema.
Foligno, Editoriale Umbra, 2007, pp.90, euro 6,00.

[…] Il cinema d’emigrazione italiano del XX secolo “non ha prodotto quantitativamente, una serie rilevante di titoli, né il tema è mai riuscito ad affermarsi come genere: una sua assenza iniziale, che corrisponde quasi ad una rimozione, è stata via via sostituita da una presenza marginale, sia per lo scarso numero dei film ad esso dedicati, sia per il modo in cui è trattato, come sfondo ad altre vicende e solo in pochi casi come nucleo narrativo centrale”. E’ pur vero, tuttavia, e ciò ci conforta nella direzione di un uso del film d’emigrazione a scuola, che se l’analisi si sposta sulle tematiche, sui contenuti, il cinema italiano del Novecento costituisce un serbatoio interessante di sentimenti, di storie di costume, di apologie della quotidianità di un popolo, oltre che di mediazioni storiografiche dei fattori espulsivi, dei miti del viaggio, delle dinamiche di integrazione. Una tendenza iniziata da Il cammino della speranza (Italia, 1950) di Pietro Germi, per continuare, ma certamente non concludersi, in Nuovomondo di Emanuele Crialese (Italia-Francia, 2006).
C’è dell’altro che conforta nell’uso del cinema di migrazione a scuola: a partire dagli anni Ottanta del Novecento il cinema italiano comincia ad occuparsi di immigrazione, problema fortemente sentito da una società che spesso percepisce questo fenomeno come “invasione”. Secondo Ettore Zocaro, “l’ondata immigratoria rappresenta un momento vitale del cinema italiano, che, sotto accusa per la debolezza delle sue storie, trova un sicuro riscatto proprio nel suo sguardo alla mutazione della società occidentale”.
Del tutto legittimo quindi il modello che Paola Ducato qui propone, sostenuto dalla consapevolezza che la tecnica didattica del Laboratorio risulta ancora una volta vincente in una didattica che usi la storia, con il suo statuto epistemologico, come rigorosa chiave interpretativa di un presente altrimenti sfuggente e contraddittorio.


I QUADERNI DEL MUSEO DELL'EMIGRAZIONE


DAVIDE PAOLINI

DAVIDE PAOLINI, TULLIO SEPPILLI, ALBERTO SORBINI
1 - Migrazioni e culture alimentari
Foligno, Editoriale Umbra, 2002, pp. 82, euro 7,00.

Migrazioni e culture alimentari è il primo volume di una collana promossa dal Museo dell'emigrazione di Gualdo Tadino con lo scopo di analizzare temi e aspetti dei processi emigratori nella storia italiana ma anche i fenomeni più recenti che riguardano l'immigrazione nel nostro paese.
Questo volume affronta un fenomeno che si è più volte verificato nella storia dell'umanità: quello, cioè, dei complessi e molteplici effetti prodotti dai grandi processi migratori sulla alimentazione delle popolazioni che di tali processi si trovavano ad essere volta a volta protagoniste. Un effetto, questo, che può coinvolgere sia i repertori degli ingredienti utilizzati sia le modalità di preparazione dei cibi e quelle del loro consumo sia le funzioni, i significati e i valori che alla alimentazione vengono assegnati: in una parola l'intero assetto degli stili alimentari.
Si parla dunque di interazione fra saperi e fra pratiche che dopo il loro costituirsi in differenti contesti giungono a reciproco contatto per effetto appunto di un processo migratorio: quindi di dinamiche di acculturazione.
Viene fornito un quadro generale di riferimento, per poi focalizzare l'attenzione su di un aspetto particolare: la trasformazione dei modelli alimentari degli italiani emigrati nelle Americhe al seguito della cosiddetta grande emigrazione - dagli ultimi decenni dell'Ottocento fino alla Grande Guerra -; infine lo svilupparsi e l'affermarsi della ristorazione italiana fuori dal contesto nazionale.


 

DINO RENATO

DINO RENATO NARDELLI (a cura di),
2 - Per terre assai lontane
Dalla storia delle migrazioni ad una nuova idea di cittadinanza.
Foligno, Editoriale Umbra, 2002, pp. 116, euro 8,00.

Il titolo vuole essere emblematico. La lontananza è innanzi tutto una convenzione soggettiva, una rappresentazione dello spazio elaborata non tanto con la freddezza del chilometro o del miglio quanto con la precarietà delle aspettative, con la speranza che alimenta i progetti di vita.
Anche le destinazioni, le terre, si sottomettono a questa legge. E nel titolo assumono un senso biunivoco. La citazione rimanda ad uno stereotipo popolare dell’emigrazione transoceanica, incarnato in un genere musicale di recente definito da Emilio Franzina «dei compianti italici sull’emigrazione»; ma può essere letta, spostando il punto di vista e la cronologia, come produzione immaginifica che sostiene le aspirazioni delle migliaia di potenziali immigrati in viaggio a cavallo fra i due secoli verso il Vecchio continente. Fin dagli inizi degli anni novanta del Novecento, sotto la pressione esercitata dal carattere emergenziale del fenomeno immigratorio, in Italia la società discuteva di pluralismo culturale in termini di “controllo” dell’invasione; nei processi di comunicazione sociale tale impostazione era destinata a trovare fortuna, tuttalpiù debordando il dibattito verso i problemi della così detta accoglienza.
Seguiva a metà dello stesso decennio una seconda, timida, fase in cui la riflessione andò spostandosi verso l’elaborazione di strategie possibili per giungere ad un pluralismo in senso proprio. In questo contesto parola chiave divenne multiculturalità e attorno ad essa si innestò la questione se ciò avesse significato semplicemente compresenza, pari dignità delle culture e mantenimento delle identità etniche, oppure si prospettasse in vario modo e in diverse misure un percorso di integrazione.


 

LUISA CIGOGNETTI

LUISA CIGOGNETTI e LORENZA SERVETTI
3 - Migranti in celluloide
Storici, cinema ed emigrazione.
Foligno, Editoriale Umbra, 2003, pp. 94, euro 8,00.

Il volume analizza quanto la cinematografia italiana ha saputo produrre a cavallo del terzo millennio sul tema delle migrazioni. Scorrendo attraverso le schede i nomi dei registi e degli attori, le trame e le situazioni, è possibile tracciare alcuni punti di riflessione che riguardano principalmente il tipo di attenzione che il cinema italiano ha rivolto al fenomeno dell’emigrazione e della mobilità delle persone tra il sud e il nord dell’Italia, tra le nazioni d’Europa e d’oltreoceano, tra l’est e l’ovest del bacino del Mediterraneo e il genere di problemi che si sono trovati a vivere tutti i migranti scardinati dalla propria quotidianità e dalla realtà familiare e sociale di vita e costretti a faticare duramente per inserirsi in una realtà nuova, diversa, cruda, fatta sempre di lavori umili, ma anche piena di voglie di riscatto, di libertà, di crescita e di emancipazione.


 

EMILIO FRANZINA

EMILIO FRANZINA
4 - Traversate
Le grandi migrazioni transatlantiche e i racconti italiani del viaggio per mare.
Foligno, Editoriale Umbra, 2003, pp. 94, euro 8,00.


Il viaggio “per mare” catalizza, ancor oggi, al pari in quanto accadeva una volta, ogni attenzione, sollecita la fantasia degli osservatori e continua ad insediarsi durevolmente nell’immaginario così colto come popolare: e non si stenta a capirlo per quel tanto di avventuroso, ancor prima che drammatico, che la traversata in sé spesso contiene o racchiude e a cui la nozione della liquidità marina e l’immensità stessa degli oceani sembrano doverla ricollegare in maniera pressoché spontanea. Diventava anche necessità quando, fra la metà dell’Ottocento e gli anni Trenta del secolo successivo, l’approdo era, per i passeggeri di velieri e di piroscafi, l’America e il progetto emigratorio finiva per confondersi col “sogno” e si convertiva definitivamente in esso.
In questo volume si è cercato di condensare in senso di questo fenomeno, prendendo le mosse da ragionamenti condotti sul filo di una macrostoria non del tutto ignota, quella delle migrazioni transatlantiche, colte qui nel loro svolgersi all’incontro con le innovazioni indotte dalla grande trasformazione capitalistica coeva e con le esigenze politiche e popolazionistiche dei paesi importatori di manodopera europea, per giustapporvi poi, in un secondo momento, la riflessione specifica e appropriata che suggerisce l’analisi, sia pur corsara, dei testi e dei contesti narrativi in cui il fenomeno si produsse.


 

ANNE MORELLI

ANNE MORELLI,
5 – Gli italiani del Belgio,
Storia e storie di due secoli di migrazioni.
Foligno, Editoriale Umbra, 2004, pp. 130, euro 8,00.

Gli italiani del Belgio: la storia di due secoli di migrazioni e accanto ad essa, insieme ad essa, le loro storie. Storie che iniziano già qualche secolo fa, sin dal Rinascimento e per tutta l’età moderna, basti pensare al quadro di Jan Van Eyck che ritrae l’importante banchiere “fiammingo” Giovanni Arnolfini e sua moglie, entrambi lucchesi.
Certo, gli italiani che andranno ad affollare il Belgio in cerca di fortuna qualche secolo più tardi lo faranno in condizioni (se non altro di partenza) radicalmente diverse. Questo richiamo, tuttavia, permette di comprendere quanto l’emigrazione italiana in Belgio sia un fenomeno “di lunga durata”, che ha generato una presenza di nostri connazionali progressivamente sempre più significativa, e a tratti imponente, a partire da metà Ottocento e fino a buona parte del secolo scorso, trovando proprio nell’immediato secondo dopoguerra un momento di fortissimo impulso.
Una vicenda tutt’altro che lineare quella dei nostri connazionali in Belgio, figlia delle diverse contraddizioni che ogni epoca storica porta con sé come delle tante differenze “originarie”, per non parlare delle infinite problematiche che si schiudono al momento dell’arrivo nel paese d’adozione.
Una storia, quindi, pienamente inserita nel quadro di estrema complessità proprio del fenomeno migratorio generalmente inteso che, in Belgio come altrove (si pensi, in primo luogo, alla Francia), visse in maniera considerevole anche il “trauma” dell’emigrazione politica. Anche quest’ultima, consistente soprattutto nel corso del “travagliato Ventennio”, mostra evidenti caratteri ciclici: basti pensare, come ricorda l’autrice, alla significativa presenza di italiani nel momento che portò, nel 1830, all’indipendenza del Belgio. E’ proprio nel considerare quello economico e quello politico non come due ambiti disgiunti, ma come due aspetti che convivono e si intrecciano in profondità nel fenomeno migratorio che si svolge questa storia, dove non casualmente si parla di Italiani del Belgio e non di emigrazione italiana in Belgio.


 

John Fante

GIANNI PAOLETTI
6-John Fante
Storie di un italoamericano.
Foligno, Editoriale Umbra, 2004, pp.195, euro 10,00.

John Fante (Denver 1909 - Los Angeles 1983) è oggi considerato uno degli scrittori più importanti del Novecento. Le sue opere, fatte riscoprire da Charles Bukowski verso la fine degli anni Settanta, hanno conosciuto una diffusione e un successo crescenti in tutto il mondo. I suoi romanzi e i suoi racconti, oltre a essere dei classici della letteratura contemporanea a prescindere dalla loro ambientazione italoamericana - forti di uno splendido intreccio fra ironia, senso del comico e densità delle emozioni - sono anche una delle testimonianze poeticamente più belle e penetranti della vita, dei costumi e della complessa vicenda psicologica e sociale della comunità italiana emigrata negli Stati Uniti. Attraverso lo sguardo, ora leggero e coinvolto, ora sarcastico e commosso, dei protagonisti delle sue storie, John Fante riesce a rendere il quadro multicolore del microcosmo e della sensibilità italoamericana, presa tra il desiderio controverso di mantenere la memoria delle proprie origine e la volontà di integrarsi a pieno titolo nella modernità del mondo statunitense, a caccia della propria parte di sogno americano.


 

John Fante

ROBERT TANZILO
7-Milwaukee 1917
Uno scontro tra italoamericani.
Editoriale Umbra, Foligno, 2006 euro 9,00

Il 9 settembre del 1917 a Milwaukee un gruppo di immigrati italiani, presunti anarchici, si scontrò con la polizia, che difendeva un “comizio” del pastore protestante, anche lui di origine italiana, August Giuliani. Due di loro rimasero uccisi dai colpi sparati dalla polizia. In seguito undici persone, che frequentavano il Circolo di Studi Sociali, ritenuti anarchici, vennero arrestati e condannati a 25 anni di prigione “per cospirazione con la finalità di uccidere”, dopo un processo in cui emersero tutti i pregiudizi anti-italiani. Il processo di appello nel gennaio 1919 li assolve tutti, ma vennero deportati in Italia. Pochi mesi dopo il loro arresto, una bomba, nascosta in un pacco, venne collocata nella chiesa del reverendo Giuliani e da lì trasportata nella locale stazione di polizia dove esplose causando la morte di dieci persone, nove poliziotti e una donna che si trovava lì per caso. Gli autori non vennero mai trovati e nessuno rivendicò l’attentato. Attraverso i giornali dell’epoca e gli atti processuali l’autore ricostruisce il contesto in cui si svolsero i fatti: la presenza di una chiesa protestante, minoritaria nella comunità italiana ma agguerrita, guidata dal carismatico August Giuliani, l’ostilità sia dei cattolici che degli anarchici, il clima di intolleranza, dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti, verso qualsiasi forma di opposizione pacifista, i pregiudizi e l’avversione contro gli emigrati italiani, considerati anarchici e di conseguenza violenti.


John Fante

MARINETTE PENDOLA
8-Gli italiani di Tunisia
Storia di una comunità (XIX – XX secolo).
Foligno, Editoriale Umbra, 2007, pp. 159, euro 9,00.


Una presenza significativa di italiani in Tunisia è databile alla fine del XVI secolo, costituita da ebrei sefarditi provenienti da Livorno. Nei secoli successivi la presenza degli italiani è via via cresciuta fino a diventare fra Otto e Novecento la più importante comunità straniera dal punto di vista numerico. Gli italiani emigrati alla ricerca di un lavoro furono capaci di dotarsi si strutture sociali di notevole importanza: vennero fondate scuole, ospedali, giornali, in lingua italiana, senza alcun aiuto dalla madrepatria. Ma fu anche elaborata, nel corso degli anni, una cultura che seppe accogliere e far proprie istanze provenienti da altre culture presenti sul territorio, i cui esempi più immediati si colgono nella lingua e nell’alimentazione. Con il dinamismo che l’ha caratterizzata fin dal XIX secolo la comunità italiana contribuì a modernizzare l’apparato produttivo ed economico del paese d’accoglienza; ne modificò il paesaggio acquisendo campi all’agricoltura e fondando piccole aziende che diedero un notevole impulso al settore, con nuovi prodotti come quelli vinicoli. Costruì di fatto tutte le infrastrutture di cui il paese aveva bisogno. Attraverso la diffusione di un numero notevole di periodici, prima da parte degli esuli risorgimentali e poi di quelli antifascisti, introdusse anche nuovi ideali sociali e politici.
Il volume, oltre a ricostruire le vicende storiche della presenza italiana, analizza gli aspetti culturali e sociali che hanno caratterizzato la comunità italotunisina.

 

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